J’AI TOUJOURS RÊVÉ D’ÊTRE UN GANGSTER

Ho sempre sognato essere un gangster prende il suo titolo da una battuta del gangster interpretato da Ray Liotta in Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese. Il regista Samuel Benchetrit al suo secondo lungometraggio mette in scena un racconto diviso in quattro storie che si sfiorano: Un uomo decide di rapinare una caffetteria e si troverà ad affrontare una barista poco convenzionale (Anna Mouglalis, moglie del regista); due tizi goffi rapiscono una ragazzina per chiederne il riscatto e con cui non è facile convivere; due cantanti si ritrovano dopo anni; cinque banditi che hanno superato i settant’anni si ritrovano nella caffetteria per progettare il loro colpo. Benchetrit sceglie il bianco e nero per raccontare queste storie con echi di Scorsese e Tarantino e che per i personaggi che mette in scena ricorda anche il cinema di Jim Jarmusch e Aki Kaurismäki.

— 1 anno fa with 6 note
#gangster  #bechetrit  #Goodfellas  #Scorsese  #Jarmusch  #Kaurismäki  #Mouglalis 
DOGTOOTH - KYNODONTAS

Dogtooth racconta la vita di due sorelle e un fratello che vivono la loro vita senza mai uscire dalla loro villa. I loro genitori si prendono cura di loro, a cominciare dal padre che è l’unico a varcare il cancello per recarsi in fabbrica a lavorare e condurre una vita normale. Ed è sempre lui che accompagna una sua dipendente alla security per soddisfare gli istinti sessuali del figlio. I tre fratelli hanno sempre vissuto nel mondo costruito dai loro genitori, non hanno mai visto il mondo oltre il cancello. Le parole hanno altri significati per loro. E quando una delle figlie chiede cosa voglia significare la parola fica la madre le risponde che fica è il nome di un grossa lampada. Gli aerei che solcano il cielo finisco per cadere nel loro giardino. E sarà l’addetta alla sicurezza, l’unica ad avere rapporti con i tre ragazzi a scardinare il meccanismo perverso costruito dal padre e una delle sue figlie tenterà la fuga verso la libertà. Un vero gioiello che ricorda il cinema di Lars Von Trier e di Michael Haneke. Diretto da Giorgio Lanthimos ha vinto il premio Un Certain Regard al Festival di Cannes del 2009 e ha ricevuto una nomination agli Oscar nella categoria Miglior film straniero del 2011.


— 1 anno fa with 3 note
#Dogtooth  #Giorgos Lanthimos  #Kynodontas  #bunuel  #horror  #lars von trier  #michael haneke  #sex  #surreal 
JE, TU, IL, ELLE

Nel 1974 Chantal Akerman realizza Je, tu, il, elle, suo primo lungometraggio caratterizzato da uno stile minimale o come direbbe Raymond Carver, preciso,  e composto da inquadrature fisse e lunghe in cui traspare lo sperimentalismo del New American Cinema più estremo di Andy Warhol, Stan Brakhage e Michael Snow. La protagonista Julie, interpretata dalla stessa Akerman è una ragazza che si è chiusa volontariamente il mondo fuori cibandosi solo di zucchero e ridipingendo la sua camera. Avendo finito lo zucchero finalmente esce di casa e incontra un camionista, interpretato da Niels Arestrup con cui si accompagnerà fino ad raggiungere una sua vecchia amica con cui finirà a letto.

— 1 anno fa with 1 nota
#Chantal Akerman  #Andy Warhol  #Stan Brakhage  #Michael Snow  #Je tu il elle  #Raymond Carver  #Niels Arestrup  #omosessualità 
FIONA

Fiona è una prostituta che passa il suo tempo a farsi di crack e a divertirsi con le sue colleghe lesbiche. Un giorno per le strade suburbane di New York incontra Anita, una collega lesbica più anziana con cui inizia una relazione. Il film non lascia nulla all’immaginazione ed è girato con la macchina a mano. Si fatica a capire quali siano state le scene messe in scena e quelle semplicemente documentate. Fiona fa parte di un secondo capitolo di una trilogia, composta da Sue e Fast Food, Fast Women con sempre protagonista Anna Thompson, musa ispiratrice del regista Israeliano Amos Kollek. 

— 1 anno fa with 3 note
#Fiona  #Amos Kollek  #Anna Thompson  #Sue  #Fast Food  #Fast Women  #New York  #Crack  #Lesbian  #Lesbiche 
THE PLEASURE OF BEING ROBBED

The Pleausure of Being Robbed è il primo film diretto da Joshua Safdie e scritto dallo stesso Safdie con la collaborazione di Eleonore Hendricks, entrambi protagonisti della pellicola. Il film racconta appunto di Eleonore, una giovane ladra che “prende in prestito” oggetti molto diversi come della frutta, un cucciolo fino al furto di una macchina. Per altre info e film prodotti dai fratelli Safdie potete consultare il loro sito Red bucket Films. In arrivo il loro secondo lungometraggio intitolato Daddy Longlegs.

— 1 anno fa
#The Pleasure of Being Robbed  #Joshua Safdie  #Ben Safdie  #Eleonore Hendricks  #Daddy Longlegs  #Red bucket Films 
SCUM

Nel 1977 Alan Clarke realizza un film in cui appare con grande chiarezza il suo punto di vista riguardo all’uso della detenzione minorile: Scum. Clarke ci mostra la dura realtà di giovani costretti a combattere uno contro l’altro per non essere sopraffatti dai “coinquilini”. Una lotta per la sopravvivenza all’interno di mura carcerarie che si ripete come in altri film del genere ma grazie alla non convenzionale visione del regista inglese acquisisce una maggior veridicità. alla violenza si risponde come si può e se la si subisce non si fanno i nomi degli aguzzini, per evitare ripercussioni ancora maggiori. Fra i protagonisti Ray Winston qui giovanissimo e all’inizio della sua carriera e che poi ritroveremo in Sexy Beast, debutto alla regia di Johnathan Glazer. Nel 1982 Clarke gira Made in Britain, in cui continua la sua ricerca sulla tematica della ribellione giovanile, violenza, razzismo e le misure da prendere per contrastare questi fenomeni e la loro utilità.

— 1 anno fa with 1 nota
#Scum  #Alan Clarke  #Made in Britain  #Ray Winstone  #Sexy Beast  #Johnathan Glazer 
MADE IN BRITAIN

Girato nel 1982 per conto della Central Television, Made in Britain vede protagonista della pellicola è Trevor, un Naziskin di 16 anni che viene spedito in un riformatorio. Trama che in parte si avvicina al precedente film Scum del 1977. Questo film si concentra sulla violenza e sulla ribellione che possono ricordare quella esercitata dal giovane Alex De Large (Malcolm McDowell) in A Clockwork Orange di Stanley Kubrick. Il giovane Naziskin interpretato magistralmente da Tim Roth, non sopporta l’autorità e si ribella a tutti coloro cercando di aiutarlo e integrarlo nella società, nel trasformarlo in ciò che non è.  Made in Britain è stato prodotto per la televisione e scritto da David Leland e caratterizzato dall’uso della Steadycam a seguire i personaggi come in altre opere di Clarke. Il titolo e la tematica hanno probabilmente ispirato il giovane Shane Meadows per il suo This is England, in cui si affronta problemi di emarginazione, violenza, razzismo e affiliazione a gruppi nazifascisti.

— 1 anno fa with 1 nota
#Made in Britain  #Scum  #tim roth  #This is England  #A Clockwork Orange  #Shane Meadows  #Alan Clarke 
REVANCHE

Tamara, una prostituta Ucraina, lavora in un bordello austriaco dove intreccia una relazione con Alex, uno degli scagnozzi del proprietario del club. Dopo una proposta di lavoro che non gradisce, ovvero fare la squillo d’appartamento, Tamara e Alex fuggono insieme. Alex ha un piano che cambierà le loro vite, una rapina in banca. Il giorno del colpo il loro destino s’intreccia con quello di un poliziotto che finisce per sparare all’auto in fuga. Tamara è stata colpita e muore. Alex cova il dolore per la morte della sua Tamara ed è in cerca di vendetta. Un conflitto che domina tutta la seconda parte del film in cui Alex si avvicina alla famiglia del poliziotto fino ad un finale carico di tensione e liberatorio. Il film di Götz Spielmann oltre a vincere numerosi premi è stato candidato agli oscar del 2009.

— 2 anni fa with 6 note
#Revanche  #Götz Spielmann 
MALA NOCHE

Mala noche è il primo lungometraggio di Gus Van Sant. Dopo svariati corti tra cui il cortometraggio The Discipline of D.E. basato su un racconto di William S. Borroughs, il regista di Portland realizza il suo primo lungometraggio adattando il romanzo autobiografico di Walter Curtis, poeta dell’Oregon. Il film è girato in 16mm e in bianco e nero a parte gli inserti in cui Walt e i messicani giocano a filmarsi con una 8mm. Girato a Portland la pellicola vede protagonista appunto Walt Curtis (Tim Streeter) un commesso di un drugstore che s’innamora di un giovane messicano che ha appena varcato il confine con altri suoi amici di sventura. Il film trasuda una particolare visione a cui Van Sant è ritornato a cavalcare (Gerry, Elephant, Last Days e Paranoid Park), un ritorno al cinema d’autore, dopo una parentesi di film più commerciali. Molto interessante è l’uso della fotografia che per scelta stilistica e forse anche per l’esigenza di dover girare senza troppe luci, infatti il film è scolpito con tagli, squarci di luce in un profondo nero come la notte.  Per chi volesse recuperarlo, il romanzo è edito da Newton Compton Editori. Attualmente lo trovate edito in versione originale sottotitolato in italiano.

— 2 anni fa
#Mala Noche  #Gus Van Sant  #Walt Curtis 
THE HONEYMOON KILLERS

The Honeymoon Killers è un grande film ed è l’unico di Leonard Kastle. Di passaggio da Parigi ho con gioia recuperato una copia in dvd di questo gioiello che per ora era solo passato a Fuori Orario qualche mese prima. I personaggi del film sono irresistibili e perversamente affascinanti, la storia che ci viene raccontata è tratta da una storia vera: un seduttore per corrispondenza s’innamora di una grassa infermiera probabilmente ancora vergine. Lei conosce il suo lavoro di truffatore ma lo ama e finirà per aiutarlo nella sua attività di seduttore di giovani donne rimaste vedove durante il secondo conflitto mondiale. Il film è girato con stile asciutto ed essenziale. Martin Scorsese iniziò a girarlo ma fu sostituito a causa di divergenze con la produzione.

Per approfondire vi rimando all’intervista realizzata da Luca Lo Pinto su NEROMAGAZINE.

— 2 anni fa with 2 note
#The honeymoon killers  #Leonard Kastle  #Martin Scorsese 
HARD CANDY

“E se mi vendicassi per tutte loro?”

Due protagonisti. Hayley: una ragazzina di 14 anni interpretata magnificamente da Ellen Page (Juno, The Tracey Fragments) e Jeff, un uomo di 30 con la faccia da bravo ragazzo di Patrick Wilson. Inizia tutto da una chat. Si flirta con leggerezza, lui è un fotografo e lei è molto sveglia e curiosa. Si organizza un incontro, si fa un giro in un negozio. Lui le compra una maglietta che a lei piace, parlano di musica. Lei gli dice che non trova così sbagliato andare a casa sua.

Se vi sembra già abbastanza gustatevi il trailer e procuratevi una copia del film. Altrimenti dopo il salto il resto della recensione (Attenzione contiene Spoilers sul film), e la splendida locandina.

Ma il fotografo non sa cosa lo aspetta. Non sa che sta andando incontro all’espiazione di tutti i suoi piccoli vizi. Dalla perversione come voyeur di ragazzine a un caso di complicità in omicidio di una di esse. I ruoli si rovesciano: il “forte” diventa in questo film il debole, disarmato, spaventato, e drogato dalla sua giovane amica. Che attua una rivendicazione brutale su di lui e simbolicamente su tutti quelli che se ne approfittano delle ambiguità. Delle ragazzine che possono sembrare donne perché si comportano come tali, senza aver per loro il minimo rispetto della loro incapacità di scelta, della loro immaturità decisionale. Come un fantasma del suo peggior delitto, la ragazzina gli infligge una violenza psicologica angosciante. Rivanga il suo passato. Sviscera tutte le sue debolezze, lo spoglia di tutte le giustificazioni. Lo disarma fino a fargli credere di averlo castrato, con presa diretta in un filmato preregistrato. Vendetta è compiuta. No non è abbastanza. Come la coscienza sporca che viene fuori tutt’a un tratto e non ti lascia più il fiato, gli fa’ un ricatto. Che scelga: vergogna o morte.

Quando le impalcature della ragione procurano facili alibi alle azioni sporche è il caso che la coscienza si faccia avanti. Quando i limiti tra impulsioni e crimini si confondono sarebbe bello ci fosse sempre una Hard Candy a farti ragionare, prima che sia troppo tardi. L’idea nasce da un fatto di cronaca in Giappone, dove ragazzine adescavano sulle chat uomini molto più grandi di loro per torturarli.

Nota: Il film da anni introvabile (è del 2004) è stato solo recentemente distribuito in dvd da 01 distribuzione.

Miglior Film sulla Parità dei Sessi 2006 (Women Film Critics Circle).

Claudia Selmi

Thanks to Fridamagazine

— 2 anni fa with 1 nota
#Noir  #Ellen Page  #Hard Candy  #Juno  #Patrick Wilson  #Thriller 
ANTICHRIST

Dopo la sagace ironia de Il Grande Capo, esce il trailer del nuovo film del danese Lars Von Trier, abile miscelatore di generi e sperimentatore di nuovi modi di fare cinema torna per ri generare un genere spesso abusato ovvero l’horror. Non nuovo alle atmosfere horror, in The Kingdom 1 e 2 aveva già esplorato un tono più horror rispetto ai precedenti film, con Antichrist, Lars prende i topoi del genere (una casa sperduta nei boschi…)  per rinnovarlo e creare qualcosa di unico portando sullo schermo Willem Defoe e Charlotte Gainsbourg. I due attori interpretano una coppia che dopo aver perso il loro figlio nel prologo di 6 minuti, una scena in bianco e nero girata in slow motion, una penetrazione che insieme ad altre immagini crude, ha tacciato erroneamente il film come un porno horror. Il film è un viaggio attraverso l’elaborazione di un lutto, la depressione e tutte le conseguenze che questa può causare quando ci si trova col proprio marito nel ruolo del medico, dispersi tra i boschi. Il film di Von Trier è anche un omaggio ad Andrej Tarkowsky a cui è dedicato il film. Tecnicamente parlando il film è girato con la Red, macchina da presa digitale con cui è stato girato anche il doppio Biopic Che di Steven Soderbergh. La cui qualità delle immagini ci permettere di asserire che non vi è più nessuna perdità di qualità rispetto alla pellicola.

— 2 anni fa
#Antichrist  #horror  #Charlotte Gainsbourg  #Il grande capo  #Lars Von Trier  #The Kingdom  #Willem Dafoe 
MILK

Milk è il film di Gus Van Sant uscito, guarda caso, in concomitanza con lapolemica suscitata dalla Proposizione 8 che in California vieta i matrimoni gay. Il film racconta della vicenda esemplare degli anni ‘70 di Harvey Milk, ovvero il primo politico dichiaratamente gay d’America, eletto consigliere comunale di San Francisco dopo lunghissime battaglie, che ha lottato contro i pregiudizi e contro ogni negazione di diritti, non solo dei gay, ma anche di uomini e donne, dei lavoratori, di anziani, neri e sudamericani. Dopo la battaglia per l’elezione, Harvey Milk e il suo gruppo si battono contro la Proposizione 6, che chiedeva il licenziamento di tutti gli insegnanti gay in quanto cattivo esempio di educazione per i ragazzi. E la vincono.

L’interpretazione di un meraviglioso Sean Penn dona ulteriore bellezza al film, che vanta di precisione estrema della narrazione, dalla vita del protagonista quando si trasferisce a Castro, il quartiere gay di San Francisco, alla sua necessaria rinuncia alla vita privata e a un grande amore in onore delle sue battaglie più che impegnative. Ne esce trionfale il sincero attivismo politico (che noi non sappiamo più nemmeno cosa sia), la costante e intima discussione in vista di un ideale che va al di là dell’egoismo, e il coraggio. “Il carisma di un Gandhi in acido” (parole del regista, da La Repubblica delle Donne, 24 gennaio 2009).

Il coraggio di farsi bersaglio, per tutti quelli che sono più deboli o più impauriti di lui. Il coraggio di infondere coraggio facendosi bersaglio di quello che la gente ignorante, subissata di falsi tabù, non accetta. Facendosi esempio vivente di ciò che vuol dire combattere per essere felicemente se stessi. L’importante non è vincere, ora, ma farsi sentire.

Palesando, con il suo assassinio da parte del politico schizzoide reazionario Dan White, quanto fossero importanti i cambiamenti che stava ottenendo.

Un’inguaribile ottimismo che viene ancora ricordato da tutta San Francisco, a partire dalle bandiere arcobaleno e la statua in suo onore davanti la quale si sono sposate tante coppie gay.

L’unica perplessità dopo aver guardato il film è che, da trent’anni a questa parte, almeno in Italia, non è cambiato quasi nulla…

Claudia Selmi

Thanks to Fridamagazine

— 2 anni fa with 1 nota
#Milk  #Harvey Milk  #Gay  #Gus Van Sant  #James Franco  #Josh Brolin  #Sean PEnn 
JACKIE BROWN

Jackie Brown è il terzo film di Quentin Tarantino, un film che tutti aspettavano e che forse a deluso i più che si aspettavano un Pulp Fiction 2. In realtà Jackie Brown è uno dei migliori film di Tarantino dove ha saputo miscelare il plot di partenza del suo scrittore preferito Elmore Leonard, “Rum Punch”, in Jackie Brown. Già nel titolo ci troviamo di fronte ad una doppia citazione: essendo un omaggio alla Blaxploitation, Tarantino rispolvera quel Foxy Brown di cui era sempre protagonista Pam Grier e riscopre anche il film Gli amici di Eddie Coyle diretto da Peter Yayes dove uno dei protagonisti ha appunto il nome di Jackie Brown. Dopo il salto qualche info sulla trama e le interviste.

Interpretata magnificamente da Pam Grier, Jackie è una hostess che arrotonda lo stipendio per trasportare di contrabbando del denaro per conto di Ordell Robbie (Samuel L. Jackson) un mercante d’armi che passa il suo tempo con una bionda strafatta di nome Melanie (Bridget Fonda) e il suo socio appena uscito di prigione Louis Gara (Robert De Niro). Le cose si complicheranno quando uno dei suoi scagnozzi, Beamount (Chris Tucker) rivelerà qualche informazioni di troppo agli sbirri Mark Dargus e Ray Nicolette. Per sapere di più della trama e delle curiosità vi rimandiamo all’ottimo capitolo su Wikipedia.

Il film di Tarantino delude chi si aspettava più exploitation, più sangue e violenza dopo Reservoir Dogs e il già citato Pulp Fiction, ma in realtà il suo è un salto verso l’alto che lo porta a comporre un film che inizialmente lascia rosolare lo spettatore per poi fargli gustare il meglio del suo cinema. Per chi non l’abbia ancora visto corra a vederlo mentre qui sotto trovate due interviste al regista di culto molto interessanti sugli anni della sua formazione cinematografica.

“Orgoglioso di possedere una cultura nera”

intervista a Quentin Tarantino di Samuel Blumenfeld (da Le Monde del 2 aprile 1998)

“Andavo in una scuola della periferia di Los Angeles, essenzialmente frequentata da neri, dove avevo tutti i miei amici. Mia madre usciva spesso con dei neri, cosa che non era così frequente negli anni Settanta per una donna che abitava in una grande città. Aveva sedici anni quando mi ha avuto. Non ho mai conosciuto mio padre e sono stato allevato in parte dalla migliore amica di mia madre, Jackie Watts, che era nera. Jackie Brown intende rendergli omaggio. Per familiarizzare con me, gli amichetti di mia madre mi portavano spesso con loro a dei concerti o al cinema. E’ così che ho conosciuto il cinema nero, i film della blaxploitation. Il primo che ho visto è stato Black Gun, con Jim Brown e Martin Landau. Era a Downtown L.A. A quell’epoca si potevano vedere tutti i film di genere in superbe sale. Adesso (quelle stesse sale) sono tutte in rovina. E’ in una di quelle che aveva avuto luogo la ‘prima’ di Nascita di una nazione. Per arrivare alla sala cinematografica, bisognava percorrere Broadway Avenue. Il percorso era costellato da cartelloni giganti di Bernie Casey, Jim Brown, Fred Williamson, le stars del genere. Nella mia testa, m’immaginavo una ‘Black Broadway’, una porzione della città che si sarebbe potuta battezzare ‘Black Hollywood’.
La blaxploitation ha cominciato a battere le ali a partire dal 1976, per sparire nel 1978, ma i films sono stati proiettati ancora molto tempo dopo. Io ho potuto recuperare il mio ritardo, in una sala del mio quartiere, il Carson Twins Cinema. In quella sala ho visto CoffyThe Mack in double bill (doppio spettacolo), Cooley HighJ B’s RevengeCornbreadEarl and me in triple bill (triplo spettacolo). Ho scopertoThe Disco Godfather con Rudy Ray Moore a Hawthorne, la cittadina nella quale abita la protagonista del mio film Jackie Brown.
Quando ero adolescente, ero incredibilmente orgoglioso di possedere questa cultura. Oggi mi accorgo che la blaxploitation ha rappresentato un tentativo unico di creare un mondo nero, esattamente nel momento in cui la comunità afro-americana si affermava sul piano artistico, economico e politico. Si è sovente stigmatizzata la violenza presente in questi films, ma il genere era assai più ricco. Mi ricordo di un personaggio al quale per calmarlo, veniva iniettato dell’olio di motore nelle vene. Questa durezza, rifletteva semplicemente l’atmosfera del ghetto. In Jackie Brown, c’è una sequenza alla quale tengo particolarmente: quella in cui Ordell uccide freddamente Beaumont, dopo averlo convinto a ranicchiarsi nel baule della macchina. Mostra poi il suo corpo a De Niro e gli spiega perché ha compiuto un simile gesto. Di colpo, la sua spiegazione diventa molto coerente. Per lui, per il genere d’individuo che è (Ordell) e il mondo nel quale egli si muove (che è lo stesso mondo di Beaumont) era divenuto inevitabile liquidare il suo vecchio partner.
Mi dico spesso che se non fossi divenuto regista, avrei finito per sprofondare nella delinquenza, in quei piccoli miserabili intrallazzi che mi avrebbero condotto dritto in gattabuia. Non sarei mai stato Tarantino, sarei diventato Ordell.
Un altro aspetto appassionante della blaxploitation riguardava la maniera in cui il genere dettagliava il comportamento del criminale e degli altri parassiti che ingombrano la società. E’ il personaggio del magnaccia interpretato da Max Julien inThe Mack, il migliore film della blaxploitation insieme a Coffy. Il magnaccia rappresenta la professione più abbietta che si possa immaginare. Ma una volta stabilito questo preambolo, il film vi presenta questo mestiere con uno sguardo pressoché hawkesiano, con quella volontà di cogliere il professionismo in azione. Vi viene freddamente spiegato quello che un tizio deve saper fare per sbarazzarsi di un pappone (mac) rivale o picchiare una prostituta. Ma nessun giudizio morale viene espresso su questi atti, il film si concentra interamente sul metodo da impiegare per divenire un magnaccia efficace. Hawks mostrava la stessa cosa con i piloti di Solo gli angeli hanno le ali. Priest, il personaggio principale di Superfly è un dealer di cocaina. Un’altra professione indegna. (In quest’ultimo film) viene spiegato che questo mestiere era in effetti l’ultimo lasciato libero dai bianchi a questo poveraccio il quale, non poteva uscirne giocando con le regole abituali. Superfly sosteneva che un nero doveva assumere il proprio destino al posto di abbandonarlo nelle mani dell’uomo bianco. Era un discorso assolutamente nuovo nel cinema, e curiosamente, dalla sparizione della blaxploitation, nessuno ha riempito questo spazio.
Ho sempre pensato che le frontiere della società americana siano più economiche che razziali. I neri del South Bronx hanno talvolta più denaro che i bianchi dell’ovest della Virginia. Si potrebbe dire che i film dei rednecks degli anni Settanta, i bianchi poveri del Sud, gli hillbillies, sono dei derivati bianchi dei neri della blaxploitation, con una propria cultura, un proprio folklore e le proprie mitologie. E’ Robert Mitchum inThunder Road per esempio, o Burt Reynolds in White Lightning.
La blaxploitation ha incontrato un successo considerevole nella comunità nera, ma la sua intelligentsia e i suoi leader politici, non hanno mai cessato di denigrare questi film a causa dell’immagine, sedicente negativa dei neri che essi veicolavano.
Questo mostra a quale punto l’intelligentsia nera fosse bloccata. Per la prima volta nella storia dell’America, un cinema nero emergeva, a lato di un cinema bianco, con il suo star-system, i suoi musicisti, i suoi registi e i suoi sceneggiatori. Questo cinema è morto a causa della sua mancanza d’ispirazione – molte compagnie indipendenti hanno finito per uccidere la gallina dalle uova d’oro – ma soprattutto, non gli è stata concessa la chance di esistere.”

“Pam Grier: ‘Nessuna attrice bianca le assomigliava’”
di Quentin Tarantino (da Le Monde del 31 marzo 1998)

Spiega Quentin Tarantino: “lei è stata la prima, e per lungo tempo la sola donna, a poter sostenere il ruolo di vedette nei film d’azione. Quando la blaxploitation ha cominciato a produrre le sue prime stars occorreva sempre trovare un equivalente bianco. Si poteva facilmente cadere su un articolo di giornale che parlava di Jim Brown, la star di Slaughter come il ‘Clint Eastwood nero’, o che comparava il Fred Williamson di Black Caesar a Burt Reynolds, o Jim Kelly l’eroe di La cintura nera a Bruce Lee. Era impossibile costruire tali comparazioni con Pam. Lei era completamente unica, nessuna attrice bianca le assomigliava. Da allora non ho mai visto un’attrice di tale statura…Lei ha certamente il suo gruppo di produzioni discutibili, ma queste non hanno mai intaccato la sua aura. Non molto tempo fa mi sono incontrato alla televisione con Whoopi Goldberg. Nei corridoi mi ha confessato fino a che punto era orgogliosa di vedermi fare nuovamente lavorare Pam e che lei faceva vedere le cassette dei suoi films ai suoi figli.”

— 2 anni fa
#Jackie Brown  #Blaxploitation  #Quentin Tarantino  #Bridget Fonda  #Black Caesar  #Chris Tucker  #Coffy  #Cooley High  #Cornbread Earl and me  #Eddie Coyle  #Rum Punch  #Elmore Leonard  #Fred Williamson  #JB's Revenge  #Jim Brown  #Michael Keaton  #Pam Grier  #Peter Yates  #Robert De niro  #Robert Foster  #Samuel L. Jacskon  #Slaughter  #Superfly  #The Mack 
I WANT SOMEONE TO EAT CHEESE WITH

Scritto e diretto e interpretato da Jeff Garlin (autore della serie tv Curb your Enthusiasm), I Want Someone To Eat Cheese With racconta la vita di James, grasso attore specializzato nell’improvvisazione che passa le sue sere cibandosi di junk food per compensare la sua disperata mancanza di una vita affettiva. Oltre all’amore che non gli bussa alla porta anche il lavoro sembra remargli contro, infatti non vogliono ammetterlo all’audizione del remake di Marty, vita di un timido, film che adora e per cui sarebbe perfetto, e da cui il film stesso sembra ispirarsi. James incontra Beth, (interpretata dalla sexy e divertente Sarah Silverman), una bella ragazza che sembra essere interessata a lui che però essere interessata solo a scoprire com’è fare sesso con un ragazzo grasso.Oltre a Beth James incontra Stella in un negozio di dischi, che si rivelerà essere la maestra di scuola della figlia del suo amico di avventure…

— 2 anni fa with 2 note
#I want someone to eat cheese with  #Curb your Enthusiasm  #Jeff Garlin  #Marty  #Sarah Silverman